COWBOY BEBOP


Premessa: non sono un'amante degli anime. E da qui mi prenderete per pazza, o meglio, qualcuno di decisamente più esperto di me ha già pensato di dire la sua su questo anime così famoso.

Cowboy Bebop è uno di quei rari anime che trascendono il proprio genere, diventando un'esperienza cinematografica a tutti gli effetti, anche se un po' particolare. Uscito nel 1998 e diretto da Shinichirō Watanabe, è considerato oggi un classico senza tempo, capace di conquistare sia gli appassionati di lunga data che chi si avvicina per la prima volta all'animazione giapponese. 
Costituita da 26 episodi e un film, è una serie autoconclusiva di fantascienza. In occasione dell'allora debutto del controverso live-action di Cowboy Bebop su Netflix, l'ho vista solo due anni fa e, non essendo un'amante degli anime attuali, mi sono resa conto che questo classico mi mancava dalla libreria della mia infanzia. Non posso definirlo come spettacolare come è stato definito da molti. La trama si sviluppa molto lentamente e, a mio avviso, non è molto originale.

2071. La storia ci proietta in un mondo futuristico non troppo lontano dal nostro, in cui la Terra non è più abitabile da tempo e l'essere umano negli anni ha cominciato a colonizzare altri pianeti, rendendo possibile i viaggi tra i corpi celesti grazie allo spazio. Nel 2021, infatti, l'esplosione di un gate sperimentale ha danneggiato la Luna, causando la caduta di enormi meteoriti che hanno distrutto il pianeta Terra. L'uomo, quindi, ha colonizzato il sistema solare migrando sugli altri pianeti: Marte, Venere, Ganimede. Nonostante il notevole progresso fatto dall'umanità, però, continuano ad esistere organizzazioni mafiose e criminali, che la polizia cerca di tenere a bada anche grazie al lavoro dei cacciatori di taglie (i cowboys, appunto), uomini e donne pronti a tutto pur di ottenere la propria ricompensa, come Spike Spiegel e Jet Black. 
I due, al comando della loro astronave, il BeBop, si spostano di pianeta in pianeta per acciuffare i più pericolosi criminali della galassia e guadagnarsi da vivere. La loro è una vita avventurosa e monotona allo stesso tempo, che viene sferzata da una ventata di aria fresca quando al gruppo si aggiungono alcuni nuovi stravaganti membri: il cane Welsh Corgi Pembroke iper-intelligente Ein, la sensuale truffatrice indebitata fino al collo Faye Valentine e la geniale hacker Radical Edward. Così composta, la brigata si trova ad affrontare un gran numero di casi, spesso dall'esito deludente, che fanno inesorabilmente riemergere il loro passato oscuro e pieno di ombre. Ed è proprio il passato dei protagonisti, che riaffiora a poco a poco, a tessere il filo conduttore di un'opera dalla forte impronta filosofica, che introduce lo spettatore a temi delicati trattati con profonda saggezza. 
Dell'universo ideato dal geniale regista giapponese, si sa poco o nulla, se non che sono stati colonizzati molti altri pianeti del nostro sistema solare; ciononostante, proprio questo non detto riesce ad esercitare un fascino unico sullo spettatore. I personaggi, grande punto di forza dell'opera, non hanno bisogno di esternare i propri sentimenti, la maggior parte delle volte basta uno sguardo o un atteggiamento per capire cosa li turba. La stessa scelta di episodi dalla natura autoconclusiva, a mio avviso, eleva in parte l'opera, poiché non si serve di tutti i suoi ventisei episodi per raccontare la propria storia (che sarebbero stati ben troppi). Di fatto, se si rimane indietro di qualche episodio, come mi è capitato tante volte, non servono troppi riassunti per ritrovare il filo. Cowboy Bebop si prende il giusto tempo e numero di puntate per narrare il passato dei protagonisti, mostrare il loro presente e gettare uno sguardo sul futuro, ma allo stesso tempo si concede attimi di pausa, che hanno il grande pregio di riuscire ad esaltare quelli dal maggior impatto emotivo. 

Innanzitutto, c'è Jet Black, il comandante del BeBop e anche il primo a fare i conti con il proprio passato. Jet è un ex-poliziotto che ha finito col diventare cacciatore di taglie in seguito ad un "incidente" che gli ha procurato una vistosa cicatrice sull'occhio destro e la perdita del braccio sinistro, che ha sostituito con uno metallico. Jet, burbero e rude, è un uomo che credeva nell'amore e nell'amicizia, ma è stato brutalmente tradito, prima dal collega di lavoro e poi dalla compagna, che lo ha abbandonato lasciandogli come unico ricordo di sé un orologio da tasca. Jet conserva con affetto l'oggetto, nonostante non funzioni più, forse con la speranza che le lancette inizino a girare in senso antiorario, in modo da potergli restituire i giorni perduti, ma questa altro non è che una vana speranza. Eppure, durante uno dei suoi casi, Jet incontra finalmente Alisa, questo il nome della donna, e solamente dopo averla rivista per un'ultima volta e aver capito il motivo per cui lei lo aveva lasciato, Jet riesce a liberarsi da quelle catene che da troppo tempo lo tenevano imprigionato. Il lancio a mare dell'orologio è la scena che sancisce l'affrancamento di Jet dal proprio passato (1x06).
 
Prima di arrivare a Spike, il suo primo alleato – che si può definire il vero protagonista – c'è Faye Valentine, la sensuale giocatrice d'azzardo che, per motivi inizialmente sconosciuti, è indebitata fino all'osso e perseguitata dai creditori. Se Jet o Spike il passato non riescono a dimenticarlo, l'incallita fumatrice (proprio come Spike) Faye ha perso la memoria dopo un terribile incidente, a seguito del quale è rimasta ibernata per oltre 50 anni. Evento che l'ha resa particolarmente fragile, tanto da portarla a nascondere le sue debolezze dietro ad un'imperscrutabile maschera di arroganza. Faye è esuberante e presuntuosa, nonché egoista fino al midollo, e questo la porta a scontrarsi sul piano caratteriale con Spike e Jet. Abituata ad abbandonare prima di essere abbandonata, si rende conto ben presto di essersi affezionata a questi due, oltre che a Ed e Ein, che in questo mondo rappresentano l'unica famiglia che abbia mai avuto, o meglio di cui abbia ricordo. Sul passato di Faye, infatti, aleggia un'aria di mistero molto fitta, perché di quando era adolescente non rammenta nulla (1x11). Il passato comincia a riaffiorare nella sua mente nel momento in cui le viene recapitata una videocassetta di cui la lei negli anni dell'adolescenza è il soggetto il principale (1x12). Tutto questo le provoca un forte turbamento interiore, tant'è che Faye decide di abbandonare il BeBop per andare alla ricerca del proprio passato, che una volta ritrovato risulta essere più doloroso del previsto. Di quel poco che ricorda non è rimasto nulla e la speranza di un attimo prima deve fare posto ad una forte sensazione di solitudine e tristezza. Dopo avercela messa tutta per perseguire il proprio obiettivo, però, Faye è pronta a lasciar andare il passato, per poter tornare con la mente al presente e all'unica famiglia che riconosce come tale, la ciurma del BeBop (1x24).
 

Infine, impossibile non menzionare Spike Spiegel, ex-affiliato del Red Dragon, che ha deciso di abbandonare il mondo della criminalità organizzata per dedicarsi alla nobile arte del cacciatore di taglie. Spike è un uomo che ha reciso i ponti con il proprio passato dopo esser stato tradito dalla donna amata. Egli è la figura perfetta dell'antieroe solo e rassegnato,
che non ha più aspettative per il suo futuro, abilissimo nelle sparatorie e nei combattimenti corpo a corpo, che vive alla giornata senza preoccuparsi del proprio futuro e ritiene di essere già morto e di star semplicemente vivendo un sogno (1x13, 1x15,1x16). Come per gli altri compagni, però, anche per lui il passato torna a galla e, quando quest'ultimo bussa alla sua porta, lui non può far altro che aprirgli. Gli incontri con Vicious prima e Julia poi lo invitano ad una definitiva resa dei conti, consapevole del fatto che potrà sentirsi veramente libero soltanto dopo essersi divincolato da questa morsa che lo tiene stretto da tanto, troppo tempo. L'incontro con Julia è di grande impatto emotivo per entrambi ed è ciò che conferisce a Spike la forza necessaria per affrontare Vicious in un sanguinoso duello finale. A mio avviso Julia è il punto debole della produzione: il suo personaggio viene approfondito troppo poco e liquidato in fretta, mentre si sarebbe potuto sacrificare un episodio di quelli con pochi elementi di arricchimento della trama per concentrarsi un po' di più sulla sua figura e sul suo rapporto con Spike. Probabilmente la cosa è voluta: Julia porta con sé un forte significato allegorico, rappresenta il sogno di Spike, un sogno dal quale non riesce a destarsi. 
Lo scontro con il suo amico-rivale è la dimostrazione lampante di come Spike sia ancora vivo, per quanto ancora imprigionato nel suo passato (1x26). Spike affronta a testa alta il proprio trascorso da mafioso, consapevole delle conseguenze che questo comporterà. Se, però, Jet può essere considerato un "duro e puro", visto che era poliziotto e che rimane gravemente ferito compiendo il suo dovere, di contro, tale appellativo non si può assegnare a Spike, il quale, facendo parte di un'organizzazione criminale, deve inevitabilmente aver compiuto delle nefandezze; tra l'altro, da quello che si capisce, il suo rango nella triade era piuttosto alto. Due lupi solitari, non troppo legati tra loro ma consapevoli di aver bisogno l'uno dell'altro. Viaggiano di pianeta in pianeta, vivendo avventure brevi che si risolvono quasi sempre in un buco nell'acqua, alla costante ricerca della taglia che gli farà incassare un bel po' di grana per arricchirsi e vivere in maniera soddisfacente. Questi eventi passati, tuttavia, vengono totalmente accantonati dall'autore, facendo apparire Spike come un eroe romantico tutto di un pezzo, la cui unica macchia è l'appartenenza a quell'organizzazione, mentre si soprassiede totalmente su quello che tale confraternita compiva e, soprattutto, faceva compiere ai suoi affiliati. 

Infine abbiamo Ed, una ragazzina geniale e iperattiva che si aggrega alla banda a serie ormai inoltrata e che funge da principale comic relief dello show (quasi fastidiosa).
Tante volte si fa riferimento a "tre anni fa", frase spesso pronunciata nella serie. Questo riferimento temporale lega insieme tutti i personaggi, infatti "tre anni fa" è il tempo trascorso da quando Spike e Jet sono diventati partner nel lavoro di cacciatori di taglie, ma anche tre anni da quando Faye si è svegliata dal suo sonno criogenico e tre anni da quando Ed ha lasciato l'orfanotrofio. E proprio su quest'ultima aleggia sempre l'enigma maschio - femmina. Nell'episodio 24 (Hard Luck Woman) compare il padre di Ed che chiama il figlio/a Ed Francoise, ma anche lui non ricordandone il sesso. Anche l'ingresso del personaggio di Ed in scena non era certamente molto programmato. Nell'episodio 5 (Ballad of Fallen Angels) due ragazzi vengono sorpresi a rubare pornografia e proprio in uno di essi è possibile riconoscere il giovane Ed. 


Pur non rappresentando certamente dei modelli da seguire, è impossibile non appassionarsi alle disavventure dei membri della ciurma del BeBop: reietti, figli di nessuno, a loro modo stravaganti e con un passato spesso ambiguo e problematico - insomma dei veri e propri cowboy del futuro - ciascuno di essi è destinato a rimanere impresso nella memoria dello spettatore. La caratterizzazione dei personaggi sia principali che secondari (alcuni ricorrono solo in un solo episodio) risulta, comunque, abbastanza efficace, nonostante qualche buco nelle singole storie dei protagonisti (l'inizio del sodalizio tra Jet e Spike, ad esempio), per cui si arriva a non capire del tutto questo senso di solitudine che vivono. La vita sulla BeBop, poi, incarna perfettamente questo stato di incomunicabilità tra i protagonisti, perché ognuno di loro, piuttosto che interagire con gli altri, preferisce starsene per fatti suoi: chi sdraiato sul divano a fumare una sigaretta, come Spike; chi a riparare la nave, come Jet; chi a prendersi cura del proprio corpo, come Faye; chi invece a lavorare sul computer, come Ed. I protagonisti sono sempre troppo disillusi, quasi svogliati. Sembrano agire più per rassegnazione che per convinzione o per un più grande ideale. Insomma forse il più grande pregio di Cowboy Bebop è anche il suo più grande difetto. Una descrizione maniacale della vita nei suoi colori più grigi senza slanci emotivi, realistica al punto da non lasciar spazio al sogno e all'evasione. 
Parliamo, però, ora dei villain: se i protagonisti sono caratterizzati al meglio, non si può certo dire la stessa cosa degli antagonisti, a volte scialbi o spesso appena abbozzati, in particolare il "main villain", Vicious, la metà oscura di Spike, un uomo freddo, spietato e cinico le cui azioni influenzeranno pesantemente il destino del BeBop, è forse il più stereotipato cattivo mai visto in un anime. Un mafioso insensibile e cinico armato di spada, dai capelli bianchi e dalla voce grossa e roca. Più emblematico è Mad Pierrot, stravagante killer dalla forza sovrumana, a cui dobbiamo uno degli episodi migliori dell'intero show (1x20).

Stando a quanto dichiarato da Watanabe stesso in occasione del suo intervento all'Otakon 2013, Cowboy Bebop venne finanziato dalla divisione giocattoli del colosso Bandai insieme allo studio giapponese Sunrise. In un'intervista allo staff di produzione Watanabe rivelò che l'idea di base era quella di creare qualcosa con le navi spaziali, e da questo semplice dettaglio nasce Cowboy Bebop
Seppure fosse alla sua prima esperienza da regista, Watanabe riuscì a creare un'opera che incarnava la sua forte visione creativa, rivolta ad un range d'età che dai ragazzini arrivava fino ad un pubblico adulto. Non furono pochi anche gli ostacoli incontrati durante la prima messa in onda sulla rete televisiva giapponese. All'epoca, infatti, l'emittente TV Tokyo si rifiutò di trasmettere più della metà delle puntate previste, ritenute troppo violente per il pubblico, limitandosi solamente a 12 nella primavera del 1998. La prima trasmissione integrale avvenne solo qualche mese più tardi, dal 23 ottobre 1998 al 23 aprile 1999, sul canale satellitare WOWOW. La serie è arrivata in Italia appena dopo un anno dalla sua uscita in patria e sotto le ali della Dynit, ma il titolo adesso fa parte della sempre più grande scuderia ShinVision. Le versioni uscite sono in VHS e in DVD di ottima qualità, video nel classico formato 4:3 e audio con codifica Dolby. Di ultima pubblicazione la "complete edition" in cui tutta la serie trova posto in 4 DVD. Parliamo sempre di fine anni '90 per capirci.


Ma cos'è che ha reso grande una serie del genere, un anime dalla trama così banale e per giunta formata al 90% da episodi stand alone? Semplice: perché questo è un anime che gioca a fare il film di genere, e ci riesce alla grande. Traendo ispirazione dalle avventure del mitico
Lupin III (1x15), come confermato dallo stesso Watanabe e, mescolando abilmente differenti generi e stili come il noir, il western e il cyberpunk, la narrazione sfrutta gli eventi autoconclusivi di ciascuna puntata (con due sole eccezioni) per delineare piano piano il fascino dell'ambientazione sci-fi di frontiera, un contesto retrofuturistico dove la tecnologia è talmente avanzata e pervasiva da sembrare quasi antica e decadente, sulla scia di capisaldi della fantascienza come Dune e Star Wars
Ogni episodio affronta un tema, e lo fa dandogli il giusto tono e contesto: si parla di dipendenze da droghe, esistenza, terrorismo, criminalità, ecologismo, ricordo e contemplazione del passato... il tutto alternato con momenti comici e rilassati e una trama orizzontale che fa capolino ogni tanto. 
Tutto ciò è accompagnato da una colonna sonora leggendaria composta da Yoko Kanno e suonata dai The Seatbelts, dominata da jazz, blues e rock. È decisamente l'animazione meno "loquace" che abbia mai visto, perché alle parole preferisce la musica. L'azione c'è, ma spesso è relegata nel finale degli episodi, mentre per gran parte del racconto a farla da padrone, sono i fondali, le pose dei personaggi e i loro silenzi, che creano un'atmosfera malinconica e introspettiva. 
Il comparto tecnico è, dunque, semplicemente eccezionale: le musiche sono sempre azzeccate e la componente visiva, parliamo del 1998, spesso risulta vincente anche nei confronti delle più recenti creazioni nipponiche. In alcuni momenti sembra che sia utilizzata la CGI, tuttavia, non è mai riscontrabile un forte contrasto fra il fondale e il soggetto in azione, che sia un'astronave o un personaggio. Le animazioni sono fluide e credibili e, sebbene i colori non siano così brillanti come quelli delle produzioni odierne, l'aspetto generale rimane ancora oggi di alto livello. 
Come se non bastasse, Cowboy Bebop è anche uno degli anime più citazionisti di sempre e non si contano i riferimenti e gli omaggi alla cultura artistica occidentale, fattore che ha contribuito in modo decisivo al suo successo anche al di fuori dei confini nipponici. Pensiamo ai rimandi a pellicole come Alien (1x11), Star Treck, Blade Runner (1x07) e 2001: Odissea nello spazio, oppure al titolo stesso della serie e a quelli dei singoli episodi, tutti ispirati al mondo musicale, tra cui Bohemian Rhapsody dei Queen e My Funny Valentine di Frank Sinatra. 
Non posso concludere senza aver menzionato il superbo lavoro svolto dai doppiatori: un lavoro svolto con cura e intensità di interpretazione (il doppiaggio di un tempo!). 
Dal punto di vista tecnico, dunque, nulla dire.

La cosa che ricordo di più di questo anime, però, è la noia mortale che mi ha assalito nel procedere, ad un certo punto forzatamente, alla sua completa visione.
Il fatto che ogni episodio abbia una trama autoconclusiva, alla lunga stanca lo spettatore desideroso di assaporare il culmine degli eventi nel procedere al finale. Cowboy Bebop è lenta, difficile, poco convenzionale, in qualche modo inconcludente. Consigliato solo a chi ama la buona animazione (per lo più sul piano tecnico). E poi, niente, deve piacè, deve piacè il genere della fantascienza. Non c'è niente da fare.