Nella prima stagione di Gigolò per caso (qui la recensione) il tema della
sessualità è stato ampiamente centrale, filtrato tramite l'analisi del
complicato rapporto padre-figlio tra i due protagonisti. Qui ritorna ancora più
in auge, assumendo una prospettiva più trasversale e per certi versi generale. A
distanza di due anni dall'esordio, i sei episodi della durata di 30 minuti
circa sono usciti il 2 gennaio di quest'anno, vedendoli poco dopo.
Con la triade Sono Lillo, Gigolò per caso e No
Activity, Prime Video ha voluto prendere spunto da idee spesso
straniere per farne qualcosa di molto italiano, come direbbe Stanis La
Rochelle, sfruttando le star della nostra comicità. Ora che Gigolò per caso
torna con la seconda stagione, sembra confermare il trend. Ma, se la prima
stagione era accettabile, i nuovi episodi non sono all'altezza.
Non c'è più la
madre di Alfonso, Laura (Stefania Sandrelli), definitivamente sparita di scena
così come l'irascibile Lorenzo (Antonio Bannò). È passato circa un anno da
quell'avventura che era costata l'eredità appena ricevuta da Giacomo, costretto
quindi a rimandare il pensionamento e tornare a "lavoro". Ma la professione non
va più come un tempo: un po' per un problema fisico che Giacomo deve affrontare
col suo urologo, e un po' per tanti altri motivi. Accanto a Pietro Sermonti,
c'è quindi sempre Christian De Sica. I due sono ancora una volta padre e figlio,
Giacomo e Alfonso Bremer: il loro rilancio sul mercato del sex working ha un
nuovo "nemico" ed è una donna, il cui motto è "il piacere è tutto
mio". Si tratta di Rossana Astri, una celebre guru femminista (la "sex
guru", appunto) che sta spopolando tra le donne perché sta dimostrando loro che, a
partire dalla sfera sessuale, possono tranquillamente fare a meno degli uomini.
La donna vuole diffondere il suo verbo neo-femminista, un catalogo di
"idee sovversive" che rischiano di mandare in crisi il business di
Giacomo Bremer.
I due protagonisti dovranno fare i conti con l'agguerrita concorrente
che promette di rovinargli la piazza. Ad interpretarla nientemeno che Sabrina
Ferilli, perfetto contraltare sullo schermo di De Sica, dopo aver lavorato con
lui in vari cinepanettoni.
Anche Bremer Junior si sente minacciato dalla donna
quando una delle sue seguaci più attive si rivela essere proprio Margherita
(Ambra Angiolini), la sua quasi-ex-moglie che lo ha nuovamente lasciato perché
"vuole sperimentare" un po' di tutto, sesso compreso, e Alfonso torna
a vivere con il papà, il quale cerca di reclutare di nuovo il figlio per "il
mestiere più antico del mondo", procurandosi le clienti attraverso il
concierge Paolino, che lo aiuta in cambio di un training da gigolò.
Lasciatasi
alle spalle la relazione con la loro terapeuta (Asia Argento), ora Margherita
vorrebbe recuperare la sperimentazione e il risveglio sessuale che Alfonso si è
concesso col "pretesto" di sostituire il padre a lavoro l'anno
precedente.
Giacomo - quella del seminario di Rossana Astri - la interpreta come un'opportunità per farsi pubblicità tra
le partecipanti al seminario che si dichiarano sessualmente insoddisfatte, ma
Rossana lo inquadra come un pericoloso rivale. Inizia così una guerra fra i
due, decisi a farsi reciprocamente capitolare, che coinvolgerà anche Alfonso e
una delle partecipanti al seminario, Beatrice. Fingendosi interessata al povero
e sentimentale Alfonso, questa lo fa innamorare riuscendo a mettere le mani sul
prezioso manuale dei gigolò, il "Metodo Bremer". Un'arma potente
della quale la donna intende avvalersi per impedire all'avversario di
ricattarla con le foto del suo incontro adulterino con l'amante, Marco Aurelio
Coregone, politico conservatore, che, nel frattempo, aveva ingaggiato proprio i
Bremer per mettere alla prova la fedeltà di sua moglie Elsa (Euridice Axen).
Nel
frattempo Luigi, l'amico prete di Alfonso, proverà una nuova attrazione,
ricambiata, verso Eva, la podcaster madre single vicina di casa di Giacomo.
Tutta la serie sa di vetusto e di una comicità da commedia degli equivoci natalizia (complice anche la presenza di De Sica) costellata di scelte narrative insensate e battute fuori tempo massimo.
Rispetto alla prima
stagione bisogna segnalare un appiattimento generale dei personaggi. La serie
tv di Prime Video aveva in precedenza lavorato molto sul rapporto tra
Giacomo e Alfonso e sull'approccio di quest'ultimo a un mondo che non aveva mai
nemmeno sfiorato col pensiero. Stavolta Giacomo e Alfonso si trovano dalla
stessa parte e l'assenza di conflitto tra loro si sente, perché non viene
adeguatamente sostituita da un altro conflitto. Quello con Rossana Astri e con
Beatrice, contraltari rispettivamente di Giacomo e di Alfonso. Senza uno
sviluppo adeguato, dunque, questi personaggi si riducono quasi a delle macchie.
Funzionano le interpretazioni, anche perché Christian De Sica, Pietro Sermonti
e Sabrina Ferilli sono dei pezzi da novanta, ma è proprio la scrittura dei
personaggi a convincere poco. La chimica tra la Ferilli e De Sica è innegabile
ma i loro nomi non bastano per fare jackpot. Lo scontro tra Rossana e Giacomo
doveva servire a mostrare convinzioni e contraddizioni del pensare maschile e
femminile, ma purtroppo non decolla. E non bastano nemmeno le altre new entry: Gianmarco Tognazzi,
Euridice Axen, Gianfranco Gallo, Francesca Agostini e Valerio Lundini.
Quest'ultimo, che interpreta l'urologo di Giacomo, è forse il più azzeccato e
sopra le righe, come lo era stato il personaggio di Frank Matano nella prima
stagione. Interpretando Don Luigi, Matano affronterà una crisi d'identità (e di
fede) come gli altri personaggi, confermandosi il più interessante. Sicuramente
più dei due protagonisti, che si ritrovano bloccati negli stessi schemi
narrativi visti nel primo capitolo: soprattutto il rapporto altalenante tra
Alfonso e Margherita sembra ripetersi, nonostante sia credibile che una coppia
voglia provarle tutte prima di gettare definitivamente la spugna. La ridondanza
non manca nemmeno nel finale, che rimescola le carte in tavola ancora una volta,
regalandoci un cliffhanger che strizza prepotentemente l'occhio al futuro. Margherita
e Alfonso si lasciano definitivamente, Rossana parte per il Canada, Beatrice si
scopre incinta. La paura di Alfonso diventa realtà: ha davvero un fratello.
Questo è chiaramente un colpo di scena capace di indirizzare la narrazione e
anche di rinfrescare il racconto, qualora si vada avanti. Effettivamente
abbiamo palesato le difficoltà di questo secondo capitolo, incapace di svilupparsi
a pieno. Una svolta narrativa del genere potrebbe portare quella ventata d'aria
fresca che serve per ridare linfa a un racconto che nella prima stagione aveva
dimostrato di sapersi sviluppare molto meglio.
Gigolò per caso si era distinta per come giocava col ruolo dell'uomo e della donna in un rapporto, tanto sentimentale quanto e soprattutto sessuale. Il gioco era utilizzare il punto di vista di due uomini che forse avevano capito le donne molto meno di quanto credessero. Questo concetto, molto vicino attuale, viene ribadito con forza nella seconda stagione, sfrecciando in mezzo a vari cliché e stereotipi per provare a ribaltarli, ma non riuscendoci sempre. Il risultato è una comedy che prova ad essere raffinata (De Sica avrebbe detto "delicatissima") ma finendo purtroppo in stilemi ed archetipi datati.
La regia di Eros Puglielli è
oramai un tutt'uno con la recitazione di De Sica - li rivedremo insieme presto
anche al cinema in Agatha Christian - ma il risultato non riesce a fare
quel salto di qualità che avevamo auspicato alla fine della prima stagione.
Anzi, sembra fare un passo indietro, come i suoi protagonisti. Le difficoltà
narrative, infatti, in Gigolò per caso 2 – La sex guru vengono
bilanciate da un lavoro profondo intento a decostruire la sessualità (le
consapevolezze di Alfonso, il podcast di Eva e il percorso di Luigi). I
personaggi e i loro conflitti sono prettamente funzionali a questo scopo. Ma
l'obiettivo – in fin dei conti – viene raggiunto?
