La serie di Netflix
con Lily Collins continua a dividere il pubblico tra chi la ama e chi la
considera un prodotto di serie B. Mi ritrovo solo oggi a recensire la quarta
stagione di questa serie, ormai uscita l'estate scorsa, per la pessima gestione
del tempo che ho avuto in questo periodo. Non vogliatemene. Quindi, comincerò proprio da qui a recuperare
qualche recensione.
In
controtendenza rispetto a certi titoli che mettono a dura prova la capacità di
concentrazione dello spettatore, chiedendogli spesso e volentieri uno sforzo
sovrumano per tenere le fila di tutto ciò che vede, Emily in Paris (qui la recensione completa) in
questo è una piacevolissima coccola perché con lei sai che non ti perderai mai,
specie quando arriva la sera, sei stanco e hai bisogno di un titolo
scacciapensieri che ti intrattenga e ti faccia dimenticare le rogne che hai
affrontato durante il giorno. La narrazione si era interrotta con Emily nuovamente insieme a Gabriel,
all'oscuro del fatto che la sua ex fidanzata Camille non sia realmente incinta.
Mindy e la sua band, invece, erano costretti a cercare un modo per trovare i
soldi necessari ad andare all'Eurovision (vedere la terza stagione qui).
La quarta stagione - o meglio, la prima parte uscita su Netflix
il giorno di Ferragosto - non fa particolari passi avanti né particolari passi
indietro: ormai Emily in Paris lo si guarda per abitudine e, appunto,
per ingannare il tempo mentre si fa qualcos'altro, e va benissimo così. C'è
ancora Emily che si barcamena tra Gabriel e Alfie; c'è ancora Sylvie che fa il
buono e il cattivo tempo con i suoi umori ballerini, e ci sono ancora tutti gli
stereotipi possibili e immaginabili che riguardano la Francia, le relazioni amorose
e le svolte narrative inattese. Arrivata alla sua quarta stagione, Emily in Paris
continua ad appassionare grazie ai continui tira e molla amorosi, agli outfit
eccentrici e colorati e ai riferimenti ad un certo cinema degli anni Cinquanta
che non ha perso fascino e attrattiva. Le dinamiche tra i personaggi, però,
cominciano a risultare troppo ripetitive ed eccessivamente superficiali, con
una Emily sempre vincente e priva di qualsiasi complessità.
Come sempre snodo principale
fin dalla prima stagione è il triangolo amoroso. Questo è soltanto uno dei
tanti grattacapi cui dovrà far fronte Emily, spalleggiata come sempre
dall'eccentrica Mindy, pronta a volare sul palco dell'Eurovision. Per prima
cosa, però, bisogna provare a recuperare il rapporto con Alfie, convinto che
tra la sua bella e il giovane chef quasi stellato ci sia qualcosa di più di
un'amicizia. Tra drammi professionali e sentimentali, Emily dovrà fare
chiarezza nel suo cuore e capire (forse) chi è il suo vero amore. Sylvie,
invece, deve accogliere nella sua vita, e sul lavoro, un nuovo arrivo che avrà
delle conseguenze importanti anche nella vita di Emily: quello di Geneviève, la
figlia di Laurent, che a differenza di Emily sa parlare un ottimo francese. Gabriel
sembra, dunque, sempre più vicino al suo sogno di ottenere una stella Michelin, ma il
suo legame con Camille complica la sua vita in modi inaspettati. Dichiarerà
finalmente il suo amore ad Emily ma la loro storia durerà poco. Un incontro natalizio sulle piste da
sci, sulle Alpi a Menège, in un momento di difficoltà fa infine incontrare a
Emily Marcello (Eugenio Franceschini), un affascinante italiano che deve
trovare un nuovo futuro per l'azienda di famiglia. La prima parte della quarta stagione
di Emily in Paris su Netflix torna più frizzante della
precedente, permettendo finalmente alla protagonista di fare una scelta chiara
almeno in campo sentimentale; peccato che duri poco.
Se Sex and the City è riuscito a mettere le basi per qualcosa di più profondo di una giornalista newyorkese con la passione per le scarpe di Manolo Blahnik, "Emily" non è riuscita a fare la differenza in un panorama televisivo troppo affollato di titoli che fatichiamo non solo a finire ma anche a ricordarci di aver visto arrivati alla fine dell'anno. Leggera che più leggera non si può, Emily in Paris si riconferma quella serie confortevole che non sappiamo bene perché ci piace, ma continuiamo a seguirla finché ce n'è. La speranza è che il prossimo capitolo metta un punto definitivo alla storia, altrimenti il rischio è che la serie tv possa cambiare perfino nome diventando Emily in Giamaica, Italia, Madagascar e qualsiasi altra nazione vi venga in mente.