Disincanto, parte 5: Come per disincanto e vissero felici e contenti


La quinta ed ultima parte della serie Netflix, creata dal papà dei Simpson e dei Futurama, è ridicolmente ripetitiva, vuota, al limite dell'assurdo, nonché del cringe per alcune trovate, inconsistente sul versante narrativo e con talmente tanti personaggi che occupano minutaggio su schermo senza avere qualcosa da fare. Per vedere solo 10 episodi c'ho messo una vita, per l'esattezza cinque mesi, tra una serie e un'altra. Questa parte è stata rilasciata il 1° settembre 2023, più di un anno dopo l'uscita della quarta parte, avvenuta il 9 febbraio 2022.

Il Regno di Dreamland è stato sconvolto, negli ultimi mesi, da una serie di eventi più o meno nefasti che hanno avuto inizio quando la ribelle, e orgogliosamente alcolizzata, Principessa Bean ha rifiutato di convolare a nozze, tra l'altro uccidendo il malcapitato pretendente. Ma è stato un incidente, come lei stessa direbbe. Da quel momento è stato il caos: Bean ha iniziato a girovagare per il mondo in compagnia di uno spiritello demoniaco di nome Luci e di un ingenuo e stralunato elfo di nome... be', Elfo. Durante i loro vagabondaggi hanno incontrato eremiti sciroccati, megere, cavalli ridenti, elfi, giganti, sirene e perfino automi, prodotti della misteriosa "stienzia" del reame di Steamland. Ah, e poi ci sono Satana e Dio, ognuno con la sua agenda. Nel frattempo Dreamland ha visto salire e scendere dal trono, con estrema e preoccupante rapidità, una serie di altri personaggi: dopo che il più o meno legittimo Re Zøg, il padre di Bean, è stato ricoverato in un manicomio, dopo che è ritornata in vita Regina Dagmar, la madre di Bean ed ex moglie di Zøg. Che, per inciso, di ex mogli ha una collezione. Il problema è che Dagmar è molto, molto malvagia, ed ha intenzione di sfruttare Bean per appropriarsi di ogni oncia di magia. Il capitolo finale della saga di Bean inizia con la sua morte. O meglio, con la sua apparente morte dopo lo scontro contro il suo clone malvagio - che ha visto Bean decapitarla - creato dalla madre nel tentativo di impossessarsi, una volta per tutte, del potere magico della ragazza. Dopo che Dagmar la getta da una finestra, viene salvata dalla seducente sirena Mora, Bean decide di usare ogni arma possibile contro la Regina Dagmar, per cui ritorna a Steamland a fare incetta di armi e di qualunque diavoleria "stientifica" su cui riuscirà a mettere le mani per iniziare una rivolta. Coincidenza vuole che a Steamland ritroverà anche il padre, il di lui grande amore della vita e ben tre fratellastri, tutti in attesa di essere liberati dal freak show in cui sono stati rinchiusi. Così ha lasciato Elfo, Luci e il regno di Dreamland in balia di sua madre, Dagmar, e del suo sposo Satana. Mentre il castello è in gran subbuglio per nascondere il corpo della versione cattiva della protagonista e per organizzare la resistenza contro Dagmar, impedendole di far ricongiungere testa e corpo della Bean malvagia, la versione buona si trova finalmente con la sirena Morena, l'amore della sua vita, godendosi un momento di tentatrice egoista felicità, lontano da tutto e tutti. Per la prima volta il gruppo non è unito: elemento di novità che ci permette di osservarli sotto una luce nuova e situazioni tali per cui devono riuscire a cavarsela senza poter fare affidamento l'uno sull'altro come al solito. Momento che dura poco, perché c'è di nuovo necessità di salvare il regno. Urge, dunque, ricominciare nuovamente il giro di volti e location a cui Disincanto ci ha abituato. La seconda parte della stagione è un farraginoso correre verso il finale, diviso tra la necessità di dover chiudere i vari fili in vista della conclusione della serie e la voglia di andare sempre al contrario e di sfidare le regole del genere di riferimento. Nel manicomio di Twinkle Town, Bean impara a conoscere meglio i suoi poteri e capisce che l'uccisione di sua madre non avverrà senza un sacrificio personale. Bean e i suoi amici combattono contro Dagmar e Bad Bean, la sua sosia malvagia, che porta alla morte di Mora, Bad Bean e all'attivazione della magia di Dreamland, che Dagmar prende per sé. Mentre Bean piange la morte di Mora e Luci, combatte la madre, ora dotata di poteri magici, distruggendo le grotte sotto Dreamland, che ospitano la fonte della magia. Mora viene presto resuscitata da un desiderio del defunto Luci. Zøg rinuncia alla sua regalità per vivere con il suo amore Ursula e suo figlio. Il macro evento, ovvero la battaglia contro Dagmar, unisce i vari protagonisti sparsi tra Dreamland e Steamland, divisi all'inizio della stagione ma poi riuniti per le puntate finali. Bean riesce a costruire una vita d'amore con Mora dopo aver affrontato le responsabilità che aveva evitato.

Vediamo le evoluzioni dei personaggi. Luci è un demone infernale, pronto solo a desiderare il male e a far del male, ma da quando ha conosciuto Bean ed Elfo, in lui qualcosa è cambiato, una trasformazione visibile puntata dopo puntata, fino a quando Dio gli dona la possibilità di realizzare un suo desiderio. Luci sceglierà tra tutto ciò che poteva desiderare: la cosa più altruistica possibile, segno definitivo del suo cambiamento. Anche Bean è diversa da quella che abbiamo conosciuto nella prima stagione. La ragazza non riusciva a dichiarare le sue emozioni, ad accettarle, ma ora, quando si trova a scontrarsi con sua madre, è una donna matura, capace di comprendere e convivere con le sue emozioni più nascoste, siano esse belle o brutte. Un personaggio, invece, poco sviluppato è Elfo, che in questi dieci episodi finali perde spessore. Gli sceneggiatori faticano a trovare un ruolo per lui all'interno dello show e gli creano una sorta di storia romantica, simpatica ma non così interessante e credibile. Molti personaggi secondari, invece, sono privi di approfondimento e tridimensionalità, il che impedisce al pubblico di connettersi pienamente con la storia.

Questi ultimi 10 capitoli non sono altro che la risoluzione del conflitto, vero cuore pulsante della serie, tra Bean e sua madre Dagmar, già regina di Dreamland e pronta a divenire ancora più potente grazie ad un misterioso rituale che prevede lo sfruttamento proprio della figlia. E toccherà naturalmente a Bean, Elfo, Luci, Mora e a tutti gli altri personaggi che abbiamo conosciuto nel corso degli anni sventare tale piano malvagio, costi quel che costi. In sostanza è una stagione che non ha chissà quanto da raccontare, è soltanto il momento della resa dei conti che però deve durare 10 episodi di 25-30 minuti ciascuno. Non solo, ogni puntata - escluse le ultime - racconta una vicenda che si apre e si chiude, nel più classico stile delle serie animate americane. Cosa accade in questi casi? Si allunga ed annacqua a dismisura il materiale a disposizione, con forzature e una cascata infinita di ripetizioni. Per quanto tempo si può ridere o comunque considerarsi intrattenuti da un Elfo e Luci che devono nascondere un corpo? O quanto può rivelarsi fresca la continua striscia di sventure che mettono fuori uso qualunque mezzo di trasporto di Bean durante un viaggio? La maggior parte della season è, dunque, una triste e desolante reiterazione degli stessi eventi, un nascondino senza soluzione di continuità o una mini-avventura che ripete a menadito gli stessi concetti il cui solo scopo è farci vedere brevemente dove sono finiti alcuni personaggi secondari. L'attenzione, di conseguenza, viene spostata unicamente sulle puntate finali, risultanti anch'esse di una ripetitività a dir poco inspiegabile: Bean e Dagmar lottano usando il loro singolo potere magico, e poi combattono di nuovo, e infine ancora, con nessun cambiamento a parte lo sfondo - e certe volte neanche quello cambia. Basti pensare ai poteri di Bean: a volte li sa usare, a volte no, nonostante per un episodio intero faccia letteralmente un addestramento per imparare a controllarli, superandolo; funzionano o meno a seconda di cosa serva agli sceneggiatori, non alla storia, un caso esemplare estendibile a qualunque altro aspetto delle 10 puntate. 
Il punto debole del cartone continua a essere l'umorismo, a volte davvero troppo infantile e ripetitivo. Piuttosto che concentrarsi su alcune efficaci battute, Disincanto (qui la recensione della serie) opta per la risata spicciola e la comicità nonsense che manca il bersaglio il più delle volte. Esclusi alcuni piccoli escamotage, come la rottura della quarta parete, le citazioni e l'autoreferenzialità, il cartone non riesce a strapparci un sorriso duraturo o a regalare momenti memorabili. Le premesse per qualcosa d'interessante ci sono sempre, così come alcune idee strampalate che avrebbero potuto rendere il tutto più piccante (guardare il coinvolgimento diretto di Dio e Satana, la religione cattolica, e la caratterizzazione specifica di entrambi all'interno dei vari eventi). A mancare, però, è la maturità nella scrittura generale che, il più delle volte, si limita a scimmiottare o prendere in giro alcuni stereotipi narrativi propri del genere fantasy, appunto, senza mai andare oltre.

La conclusione di Disincanto è eufemisticamente deludente, sotto ogni punto di vista: il finale è di una banalità disarmante. Guardandosi indietro, si può dire che Disincanto è stata costruita con delle idee di basi interessantissime, ma non è riuscita a dare continuità ad una prima stagione riuscita nella sua concezione di linguaggio molto stratificata. La serie presenta diversi buchi di trama, diversi personaggi senza un autore e un ritmo compassato a tratti in modo esasperante, come se fosse più ostinazione che funzionalità o adattabilità al linguaggio scelto.