Per la seconda stagione di uno dei sequel seriali più
chiacchierati degli ultimi tempi, la Carrie Bradshaw di Sarah Jessica Parker
consolida il suo nuovo team di cinquantenni per lanciarsi nuovamente nella
mischia di Sex and the City con, finalmente, la libertà e la
rilassatezza giusta per sbagliare e tornare in pista. La serie, And just
like that…, dopo 20 anni dalla prima messa in onda, ha riunito, nel
dicembre del 2021, la giornalista e scrittrice Carrie Bradshaw (Sarah Jessica
Parker) con le sue storiche amiche (tranne Samantha) e nuovi personaggi. Per
tutta la durata dello show su HBO Max negli Stati Uniti e Sky e Now
da noi in Italia, ad ogni appuntamento settimanale corrispondeva una polemica,
un colpo di scena: dall'esclusione di Chris Noth anche da clip e flashback (per
le accuse di molestie), alla mancanza del personaggio di Samantha, interpretato
da Kim Cattrall, fino alle manovre fatte a tavolino con cui lo show cercava di
redimersi dagli errori del passato. La prima stagione si era impantanata nella
confusione gelida del lutto, con la morte del Big di Chris Noth che mandava in
tilt la nostra protagonista, Carrie Bradshaw. Per fortuna, quel momento di
grande tensione emotiva è passato e la seconda stagione si occupa delle
preoccupazioni più banali e pratiche della vita dopo l'amore. Carrie conduce un
podcast, va a letto con il suo produttore e si occupa delle nevrosi legate
all'uscita di un libro: ha scritto un libro di memorie sulla perdita del
marito, una scrittura più seria rispetto alle precedenti. Se da un lato la
seconda stagione offre a Carrie l'opportunità di continuare ad elaborare la sua
perdita, dall'altro la spinge ad andare avanti, aggiungendo un nuovo e gradito
slancio alla serie.
Dopo la messa in discussione di ogni certezza per il gruppo
attorno a Carrie e l'elaborazione del lutto per la morte di Big da parte di
quest'ultima, c'è spazio per guardarsi intorno e ammettere, a volte di fronte
all'evidenza, di star navigando a vista, di non avere un'idea chiara su dove le
cose stiano andando. Questo interrogarsi sul dove siamo e chi siamo come esseri
sociali, sessuali, sentimentali era stata la vera rivoluzione di Sex and the
City alla fine degli anni '90 e il suo sequel sembra esserselo finalmente
ricordato. Meglio tardi che mai. L'abbiamo notato a maggior ragione verso
l'ultima metà degli episodi, in cui Miranda comprende che la sua storia con Che
sarebbe dovuta finire a causa della loro diversità e per consentirle anche di ritrovare sé stessa, la vecchia Miranda. Tra le critiche più pesanti
allo show nella sua prima stagione c'era stata quella al cambiamento radicale
di Miranda: si era lasciata crescere i capelli bianchi abbandonando l'iconico
rosso, aveva lasciato lo studio di avvocati di cui era diventata partner dopo
tanto lottare e infine aveva mandato all'aria il proprio matrimonio per ciò che
è stato percepito da molti come un finto innamoramento e crisi di mezza età,
l'infatuazione per Che Diaz. È stata opinione condivisa per molto tempo che
l'arco narrativo di Miranda, all'interno delle 6 stagioni di Sex And the City,
fosse quello più verosimile, sentito, scritto meglio. Da seriosa, molto
ancorata alla carriera e alla sua indipendenza, nel corso degli anni e grazie
anche alla storia con Steve e il figlio avuto con lui, Brady, Miranda si era
trasformata in una persona molto più completa e aperta emotivamente pur
rimanendo fedele a sé stessa, alle proprie credenze ed anche rigidità. Da And
Just Like That, Miranda non l'abbiamo più riconosciuta. Per il suo
smarrimento tra un inizio (mal narrato) di alcolismo e questa sua virata queer,
l'abbiamo quasi rinnegata e ridicolizzata. Nella seconda stagione la vediamo di
nuovo fallire e riprendersi. Stessa cosa per Charlotte che, dopo diverse
peripezie con figlie e marito, anche lei decide di riprendere il suo lavoro e pensare alla sua di felicità. Charlotte
e suo marito, Harry, affrontano un problema di eiaculazione in un modo così
sciocco e - vagamente - irritante che in And Just Like That non si era
mai visto. Carrie, l'unica che non ha mai lasciato il suo lavoro, si ferma a pensare
che nella sua vita il suo unico grande amore rimasto è ancora Aidan, ormai
cinquantenne divorziato e con tre figli a carico. Il rischio era quello di un
ritorno di fiamma stucchevole ed esclusivamente pragmatico, invece c'è da dire che il loro
nuovo incontro avviene in modo toccante e sensato. Carrie, inoltre, ha appena
pubblicato un suo romanzo autobiografico quando si imbatte nell'ex direttrice
di Vogue, che adesso vuole fondare "Vivante", una rivista online per donne della
terza età. La coinvolge nel progetto, ma Carrie non si sente anagraficamente
pronta. La grande assente, invece, è Kim Cattrall che fa rinascere la sua
Samantha solo per il tempo di un brevissimo cameo, in solitaria, nell'ultimo
episodio.
Sin dal primo
episodio di questa seconda stagione, forse perché sapevamo cosa aspettarci, il
dialogo tra i vari gruppi di amici è decisamente più fluido rispetto alla prima
stagione. Lo schema sembra essere ora chiaro e facilita la vita di chi guarda:
per le questioni importanti e le decisioni fondamentali di vita, a discuterne è
sempre e soltanto quello che un tempo era il quartetto ed ora è un trio:
Carrie, Charlotte e Miranda. Che sia l'interrogarsi sul definitivo orientamento
sessuale di Miranda, la vita sentimentale di Carrie post Big oppure le pratiche
sessuali e fisse familiari da Upper West Side di Charlotte, queste saranno
sempre analizzate in formazione ridotta ma classica. Per tutto il resto, dal
Met Gala agli incontri da una botta e via fino a come indossare uno strap-on
dildo (un dildo indossabile mediante un'imbracatura), via libera alle
combinazioni di quattro che vedono spesso Carrie e Charlotte affiancate da
Anthony e Seema Patel, oppure i duo Charlotte e la sua versione afroamericana
in Park Avenue, Lisa Todd Wexley, Miranda e l'amica, la professoressa Nya
Wallace, oppure ancora Carrie e Che, stand up comedian e amore non binario di
Miranda. Con l'avanzare della serie, Nya, Lisa e Seema sembrano personaggi più
rotondi e funzionali, soprattutto per il modo in cui si relazionano al trio
originale, quasi funzionassero da opposizione e motore di cambiamento positivo
sulle tre amiche originali. Rimpiangeremo meno Samantha, in questa seconda
stagione grazie al piglio ironico e sperimentatore di Seema che, complici degli
improbabili incontri sessuali e l'attitudine a mettere il suo piacere al primo
posto, regalerà momenti ai limiti dell'assurdo e dall'ironia assicurata.
Le
battute sono sdolcinate, le preoccupazioni e gli imbarazzi troppo basati,
forse, su persone non più giovani che accolgono il mondo moderno con fastidio e
irritazione (ogni volta che Charlotte dichiara con un trasporto eccessivo il
proprio sostegno al figlio non binario, o alla figlia curiosa di sesso, la
battuta non è diretta a Charlotte, ma a tutti i complicati costumi di oggi). Ciò
nonostante And Just Like That è una seduta più che piacevole. Forse
perché, ora che siamo alla seconda stagione, i ritmi, gli schemi e la comicità
scricchiolante della serie sembrano anche essere il suo tratto distintivo e
unico. Come era stato per i migliori episodi di Sex and The City, i
protagonisti si siedono ad un tavolo e si fanno domande: se per una volta in 40
anni di vita ti sei innamorata di una donna (che poi non si identificava
neanche come tale) vuol dire che sei lesbica? Bisessuale? Fluida? Va bene che
tua figlia voglia raccontarti della propria vita sessuale o è meglio relegare
certe cose al non detto della propria intimità? E ancora, il tempo cura
veramente tutte le ferite? Si può tornare ad amare, vivere una relazione dopo
aver perso la propria anima gemella? Quando ci si considera vecchi per
qualcosa? Sono queste alcune delle domande a cui And Just Like That
prova a rispondere.
Questo nuovo ciclo di episodi si mantiene su quella stessa
scia, ma sembra ritrovare una specie di spensieratezza che alleggerisce certe
zavorre: senza il tema fagocitante della morte di Big, Carrie può permettersi
di vivere una propria fase di cambiamento, tra il suo nuovo podcast e un libro
- il più serio mai scritto - in uscita?
Arriviamo all'ultimo episodio. Dopo la lezione di patriarcato fatta da Charlotte al marito, arriva per la professoressa Nya il momento di confrontarsi con un concetto semplice, seppur difficile da acquisire a sistema: una gioia, un desiderio realizzato, rimane tale anche senza un uomo accanto con cui condividerla. Infine, è tempo anche per Anthony di lasciare andare definitivamente il suo ruolo da macho italiano e abbandonare tutte le sue rigidità nel sesso e nelle relazioni per amore di Giuseppe. Evito le battute sulla baguette. Le cose, però, lo abbiamo visto a fine episodio 10, non stanno andando come vorrebbero tra Carrie ed Aidan e lo stesso succede anche a Lisa, in preda a rimorsi per non aver desiderato fino in fondo una gravidanza capitata per caso e poi persa subito. L'occasione perfetta per chiudere questa stagione si presenta con l'ultima cena organizzata da Carrie nel suo vecchio appartamento. Lì, complice un gioco al "nomina una cosa di cui vorresti liberarti", arriva il desiderio della padrona di casa: lasciar andare le aspettative. Ma questa volontà di superare le proprie imposizioni su sé stessi, seppur declinata con altri termini come la paura, riguarda tutti. Miranda inverte la rotta riguardo a Steve e decide di provare a far parte della sua vita anche se in un'altra veste. Seema si arrende a mostrarsi innamorata e vulnerabile e Carrie abbandona la necessità di definire le cose, a causa dei problemi sorti nella famiglia di Aidan, e di non pensare al futuro. La Carrie trentenne non avrebbe mai aspettato Aidan. La Carrie cinquantenne, forse, lo farà.
Non sveliamo niente di nuovo ricordando che eravamo stati avvertiti: Sarah
Jessica Parker e Kim Cattrall nella vita reale non sopportano di essere neanche
nella stessa stanza, figuriamoci recitare nuovamente l'una accanto all'altra.
Era già filtrata la notizia di Cattrall guest star di un episodio ma con la
precisazione che probabilmente le due non si sarebbero veramente incontrate.
Carrie e Samantha, in effetti, si riuniscono ma non si incontrano, si
riconnettono, con il tentativo di Michael Patrick King e soci, evidente, di
farci dimenticare il fatto che invece, specialmente la prima stagione, aveva
mostrato la spregiudicata del quartetto storico di amiche come la villain della
situazione, quella che manco era venuta al funerale di Big, tanto per fare un
esempio. Perché allora questa apparizione? Non solo per l'aver riabilitato
Samantha, che può essere anche un gesto da parte dell'amica Carrie, coerente,
ma perché a differenza di Aidan, il cui ritorno si è perfettamente incastonato
nelle nuove dinamiche della vita di Carrie e compagne e della serie, quello di
Samantha ha il sapore del contentino che ha una sola positività, dimostrare che
AJLK come succede con un amore passato, ha finalmente superato ed accettato la
rottura del quartetto. Nessuno si aspetta di rivedere le quattro amiche insieme
e seppur concetto amaro, bisogna mandarlo giù. Le premesse per la terza
stagione, da poco confermata, ci sono tutte anche perché si sa che la distanza
tra il dire di voler cambiare e poi farlo veramente, è lunga e ardua. Staremo a
vedere.
Sex and the City ci ha sempre ricordato cosa
significa essere donne indipendenti, pronte a prendersi ciò che vogliono, a
godersi l'attimo, a vivere momenti indimenticabili, ma anche a costruire sé
stesse tra cambiamenti, difficoltà e sacrifici senza mai perdere la propria
identità. E ora, che quelle giovani trentenni alla ricerca del loro posto nel
mondo e dell'amore da favola hanno 50 anni e carriere affermate, famiglie,
figli e nuovi orientamenti sessuali, vederle di nuovo vivere la vita con quella
stessa intensità di una volta non può che travolgere e farci ricordare cos'è
che rendeva così speciale questa serie. And Just Like That… è
sostanzialmente questo: un continuo turbinio emotivo che cerca di dirci
qualcosa di nuovo e di contemporaneo quando ormai l'unica prospettiva che
continua a venire riproposta è quella della nostalgia. E non c'è niente di male
di rifugiarsi nei ricordi, solo che quando ci si smette lo smalto della
modernità, tutto rimane un po' patetico.