LUNA PARK


Verso la fine dell'anno scorso è arrivata su Netflix una produzione Fandango, Luna Park, ideata e scritta da Isabella Aguilar, nota per essere stata una delle sceneggiatrici di Baby, con una storia interessante da scoprire e due protagoniste eccezionali. Il mondo del luna park, ma soprattutto la vita dei suoi giostrai, ha sempre avuto un fascino tutto particolare e un certo alone di mistero ad avvolgerlo. Grazie a una storia ben ideata, che ha il giusto mix di mistero e di romanticismo, le sei puntate di Luna Park non annoiano mai, anzi lasciano sempre con la curiosità di andare avanti. Merito di una regia raffinata, di uno stile curato e di attori eccellenti, in particolare le due protagoniste che sanno essere spontanee e intense nel modo giusto. 
Una nuova formula, dopo Suburra, Baby, Summertime e Generazione 56k, a partire dall'ambientazione: un luna park della Roma degli anni sessanta che rende il contesto narrato ancora più favolistico e staccato dalla realtà di oggi e che permette di fare un viaggio nel tempo parlando un linguaggio differente da quello dei vocali su Whatsapp o dei computer sempre accesi.

Siamo negli anni '60. La vicenda parla di Nora (Simona Tabasco), una giovane giostraia, e di Rosa (Lia Grieco), una ragazza della Roma bene che, grazie ad un incontro voluto dal destino, scopriranno di essere sorelle. In un susseguirsi di intrighi e misteri da svelare, cercheranno di fare luce sul perché, ancora in fasce, sono state separate e destinate a vivere due vite completamente agli antipodi, estranee del forte legame che invece le univa. Le due ragazze - una alle prese con gli esami, l'altra immersa nel lavoro di giostraia - si incontrano una sera per caso al luna park di cui il padre di Nora è proprietario. C'è un che di magico e fiabesco nel loro primo incontro. Sullo sfondo le luci sfarzose di Roma, della magia del luna park e de La Dolce Vita. Luna Park si muove proprio in questo romantico teatro, ricreando perfettamente non solo gli ambienti ma anche le atmosfere di quegli anni incantati. Molto interessante il forte contrasto tra la vita semplice dei giostrai e lo sfarzo della Roma bene, tutta vestiti di alta moda, villoni, camerieri e partite di tennis casalingo. A rappresentare i due mondi opposti due ragazze che apparentemente non hanno niente in comune, ognuna testimone della sua realtà, ognuna piena di preconcetti verso il mondo in cui vive l'altra. E proprio grazie a questo rapporto arriva uno dei messaggi più belli di Luna Park: i pregiudizi creano solo barriere, aprire la mente porta a scoprire tante cose che altrimenti ci sarebbero precluse. Così entrano in gioco queste due famiglie diverse agli antipodi. La prima è quella che ruota intorno ad un luna park della capitale: qui troviamo Nora, ventenne che sta seguendo la tradizione di famiglia, quella portata avanti da tempo dal padre e dalla nonna cartomante. Non c'è la mamma, scomparsa anni prima, e interpretata nei flashback da Ludovica Martino. È una famiglia libera, a suo modo anarcoide, senz'altro fricchettona. L'altra famiglia è quella dei Gabrielli ed è all'opposto: ricchi sfondati e destrorsi, c'è il papà tutto d'un pezzo interpretato da Paolo Calabresi, un uomo ambiguo e misterioso che sembra avere un legame con la sparizione della bambina, ma soprattutto ci sono sua figlia Rosa e suo figlio Giggi. 
Nel luna park si alternano e si intrecciano i destini di diverse generazioni, in un percorso fatto di intrighi e segreti durante il quale troverà posto anche la scoperta del primo amore. Non solo, quindi, il rapporto tra Nora e Rosa, ma anche tra Nora e Simone (Alessio Lapice): il giovane Baldi non si cura mai della differenza sociale tra lui e la bella giostraia, la vede solo per quello è. Molto dolce anche il personaggio di Rosa, che non pensa nemmeno per un attimo che Nora voglia imbrogliarla, come invece viene accusata dal resto della famiglia Gabrielli. 
Il mistero da risolvere riguarda il passato di Nora, dove spicca la bella e brava Ludovica Martino nel ruolo di Stella, la madre della ragazza, ovvero la chiave di tutta la vicenda di Luna Park. In tutto questo c'è nonna Miranda: a lei, la cartomante del luna park, viene affidato un pizzico di magia ma anche il grave peso di custodire i segreti di famiglia. La scoperta di questo grande segreto che si rivela agli spettatori fin da subito, dopo una cartomanzia, lascia un po' sbigottiti: "ma che si fa così?" viene da chiedersi, dopo la frettolosa rivelazione, che forse avrebbe meritato più tempo per svelarsi. 
Oltre alla storia ben scritta, abbiamo un ottimo cast, a partire dalle due protagoniste, fino ai personaggi secondari. Anche il lavoro a livello tecnico, dalla regia alla fotografia ai costumi, è davvero notevole: i flashback del passato hanno quel grigiore tipico del periodo della guerra, i momenti al luna park sono vibranti come se si guardasse un vecchio filmato, mentre le scene nella Roma bene sono colorate, perfettamente in ordine proprio come i personaggi che vi si muovono. Una menzione speciale la merita la colonna sonora, estremamente curata tra brani dell'epoca e brani contemporanei, sia originali sia cover. 
Uno dei tanti difetti? La serie arriva al finale senza mai raggiungere il pathos a cui puntava la sceneggiatura. Lo spettatore è, quindi, obbligato a dare credito, a lasciar correre una serie di dettagli che non stanno in piedi, per vedere come va a finire la storia di Nora-Adele, per scoprire cosa ne sarà di Ralli smascherato in diretta tv, e in generale per sapere come finiranno le intricatissime storie dei personaggi. Certo, c'è il momento del riconoscimento tra i due padri di Nora-Adele; c'è la già citata diretta di "Musicherò" in cui Giggi rivela l'omicidio di Ralli; c'è la nonna che trova il cadavere di Gioia, l'attrice uccisa e sotterrata proprio nel terreno del luna park; e nell'ultima scena ci sono i cugini Grotta che come niente decidono di svitare i bulloni della giostra su cui sono Nora e Simone. Siamo ormai abituati ai finali aperti, sono, in pratica, un "ricatto" che gli autori delle serie fanno per convincere le piattaforme a rinnovare la serie per una nuova stagione. E forse anche qui ci sono riusciti.

Passiamo, quindi, ai problemini che sono stati riscontrati durante la visione. 
Rosa Gabrielli, rampolla di una delle famiglie di costruttori più importanti di Roma, è una ragazza dell'alta società, che va a fare un giro al luna park con il fidanzato Matteo Baldi e i rispettivi fratelli Gigi e Simone. Tra una giostra e l'altra Rosa si fa convincere a farsi leggere i tarocchi da Nora. Rosa vuole sapere se sua sorella gemella Adele, scomparsa quando le bimbe avevano un anno e mezzo, è ancora viva. La caratteristica della bambina era di avere una voglia a forma di farfalla sulla spalla destra. E secondo voi quale personaggio di Luna Park è l'unica ventenne italiana del 1962 ad avere un tatuaggio sulla spalla destra e, nelle foto in cui era piccola, una voglia di farfalla proprio dove ora è tatuata? Questa è sicuramente la poca credibilità nella sceneggiatura. Nora capisce quasi subito che Adele è lei, che ha sempre creduto di essere la figlia dei giostrai Antonio Marini e di Stella, quest'ultima morta ormai da diversi anni. Ma la nonna Miranda le racconterà tutta la verità. 
Oltre che al luna park, la serie è ambientata anche a Cinecittà, dove Giggi fa un provino che gli chiude le porte del cinema ma gli apre quelle della televisione. E tra un provino e l'altro, Giggi conosce anche Sandro Ralli, l'attore più popolare del momento, un divo di Cinecittà, molto amato dal pubblico, che si rivela un assassino di giovani aspiranti attrici. Qui si apre il filone giallo della serie, poco sviluppato  intrigante, soltanto un pretesto per portare avanti in qualche modo la serie. 
La storia è, dunque, quella di questi giovani e delle loro famiglie, in particolare i Gabrielli- palazzinari, nostalgici del fascismo - e i Baldi che invece sono degli intellettuali comunisti. Queste due famiglie agli antipodi, e quella ancor più distante di Nora, intrecciano il loro passato e il loro presente: le differenze tra Rosa e Matteo, tra Gigi e i due fratelli Baldi, ma soprattutto tra Nora e tutti gli altri.

Dunque Luna Park non è privo di difetti: la sopra citata eccessiva semplicità si risente soprattutto in alcune sottotrame, che sembrano inserite giusto per cercare vie alternative a quella principale: osservando il rapporto tra le due protagoniste, viene da paragonare queste differenze sociali, insieme all'ambientazione stessa della serie, allo stile della fiction televisiva, quasi alla pari de Il paradiso delle signore. Ma Luna Park non è una soap opera. Quando si dice cast corale, persino troppo. Uno dei problemi di Luna Park è, quindi, che ci sono tantissimi personaggi e non c'è, però, nemmeno lontanamente il tempo sufficiente per dare il giusto spazio a tutti. L'impressione generale è che la serie tv metta troppa carne al fuoco, perdendo così di vista il focus della storia: il rapporto tra le due protagoniste. Di conseguenza, via via che si aggiungono misteri e novità lo spessore della trama principale tende ad affievolirsi. Alcuni dialoghi scritti per Rosa appaiono sopra le righe in quasi ogni scena in cui è presente. Credo che un paio di episodi in più avrebbero permesso di addentrarsi meglio nelle varie situazioni ed esplorare in profondità i rapporti tra i personaggi, aiutandoci a provare un minimo di empatia per loro, che invece non sono mai riuscita a sentire nell'arco degli episodi. Chissà, magari la seconda stagione aggiusterà il tiro.