Una nuova
formula, dopo Suburra, Baby, Summertime e Generazione 56k, a partire dall'ambientazione:
un luna park della Roma degli anni sessanta che rende il contesto narrato
ancora più favolistico e staccato dalla realtà di oggi e che permette di fare
un viaggio nel tempo parlando un linguaggio differente da quello dei vocali su
Whatsapp o dei computer sempre accesi.
Siamo negli anni '60. La vicenda parla di Nora (Simona
Tabasco), una giovane giostraia, e di Rosa (Lia Grieco), una ragazza della Roma
bene che, grazie ad un incontro voluto dal destino, scopriranno di essere
sorelle. In un susseguirsi di intrighi e misteri da svelare, cercheranno di
fare luce sul perché, ancora in fasce, sono state separate e destinate a vivere
due vite completamente agli antipodi, estranee del forte legame che invece le
univa. Le due ragazze - una alle prese con gli esami, l'altra immersa nel
lavoro di giostraia - si incontrano una sera per caso al luna park di cui il
padre di Nora è proprietario. C'è un che di magico e fiabesco nel loro primo
incontro. Sullo sfondo le luci sfarzose di Roma, della
magia del luna park e de La Dolce Vita. Luna Park si muove proprio in questo
romantico teatro, ricreando perfettamente non solo gli ambienti ma anche le
atmosfere di quegli anni incantati. Molto interessante il forte contrasto tra
la vita semplice dei giostrai e lo sfarzo della Roma bene, tutta vestiti di
alta moda, villoni, camerieri e partite di tennis casalingo. A rappresentare i
due mondi opposti due ragazze che apparentemente non hanno niente in comune,
ognuna testimone della sua realtà, ognuna piena di preconcetti verso il mondo
in cui vive l'altra. E proprio grazie a questo rapporto arriva uno dei messaggi
più belli di Luna Park: i pregiudizi creano solo barriere, aprire la mente
porta a scoprire tante cose che altrimenti ci sarebbero precluse. Così entrano in gioco queste due famiglie
diverse agli antipodi. La prima è quella che ruota intorno ad un luna park
della capitale: qui troviamo Nora, ventenne che sta seguendo la tradizione di
famiglia, quella portata avanti da tempo dal padre e dalla nonna cartomante. Non c'è la
mamma, scomparsa anni prima, e interpretata nei flashback da Ludovica Martino. È
una famiglia libera, a suo modo anarcoide, senz'altro fricchettona. L'altra
famiglia è quella dei Gabrielli ed è all'opposto: ricchi sfondati e destrorsi,
c'è il papà tutto d'un pezzo interpretato da Paolo Calabresi, un uomo ambiguo e
misterioso che sembra avere un legame con la sparizione della bambina, ma
soprattutto ci sono sua figlia Rosa e suo figlio Giggi.
Nel luna park si
alternano e si intrecciano i destini di diverse generazioni, in un percorso
fatto di intrighi e segreti durante il quale troverà posto anche la scoperta
del primo amore. Non solo, quindi, il rapporto tra Nora e Rosa, ma anche tra
Nora e Simone (Alessio Lapice): il giovane Baldi non si cura mai della
differenza sociale tra lui e la bella giostraia, la vede solo per quello è.
Molto dolce anche il personaggio di Rosa, che non pensa nemmeno per un attimo
che Nora voglia imbrogliarla, come invece viene accusata dal resto della
famiglia Gabrielli.
Il mistero da risolvere riguarda il passato di Nora, dove spicca
la bella e brava Ludovica Martino nel ruolo di Stella, la madre della ragazza, ovvero
la chiave di tutta la vicenda di Luna Park. In tutto questo c'è nonna Miranda:
a lei, la cartomante del luna park, viene affidato un pizzico di magia ma anche
il grave peso di custodire i segreti di famiglia. La scoperta di questo grande
segreto che si rivela agli spettatori fin da subito, dopo una cartomanzia,
lascia un po' sbigottiti: "ma che si fa così?" viene da chiedersi,
dopo la frettolosa rivelazione, che forse avrebbe meritato più tempo per
svelarsi.
Oltre alla storia ben scritta, abbiamo un ottimo cast, a partire
dalle due protagoniste, fino ai personaggi secondari. Anche il lavoro a livello
tecnico, dalla regia alla fotografia ai costumi, è davvero notevole: i flashback del passato hanno quel grigiore tipico del periodo della guerra, i
momenti al luna park sono vibranti come se si guardasse un vecchio filmato,
mentre le scene nella Roma bene sono colorate, perfettamente in ordine proprio
come i personaggi che vi si muovono. Una menzione speciale la merita la colonna
sonora, estremamente curata tra brani dell'epoca e brani contemporanei, sia
originali sia cover.
Uno dei tanti difetti? La serie arriva al finale senza mai
raggiungere il pathos a cui puntava la sceneggiatura. Lo spettatore è, quindi, obbligato a dare credito, a lasciar correre una serie di dettagli che non
stanno in piedi, per vedere come va a finire la storia di Nora-Adele, per
scoprire cosa ne sarà di Ralli smascherato in diretta tv, e in generale per
sapere come finiranno le intricatissime storie dei personaggi. Certo, c'è il
momento del riconoscimento tra i due padri di Nora-Adele; c'è la già citata
diretta di "Musicherò" in cui Giggi rivela l'omicidio di Ralli; c'è la nonna
che trova il cadavere di Gioia, l'attrice uccisa e sotterrata proprio nel
terreno del luna park; e nell'ultima scena ci sono i cugini Grotta che come
niente decidono di svitare i bulloni della giostra su cui sono Nora e Simone. Siamo
ormai abituati ai finali aperti, sono, in pratica, un "ricatto" che
gli autori delle serie fanno per convincere le piattaforme a rinnovare la serie
per una nuova stagione. E forse anche qui ci sono riusciti.
Rosa Gabrielli, rampolla di una delle famiglie di
costruttori più importanti di Roma, è una ragazza dell'alta società, che va a
fare un giro al luna park con il fidanzato Matteo Baldi e i rispettivi fratelli
Gigi e Simone. Tra una giostra e l'altra Rosa si fa convincere a farsi leggere
i tarocchi da Nora. Rosa vuole sapere se sua sorella gemella Adele, scomparsa
quando le bimbe avevano un anno e mezzo, è ancora viva. La caratteristica della
bambina era di avere una voglia a forma di farfalla sulla spalla destra. E
secondo voi quale personaggio di Luna Park è l'unica ventenne italiana del 1962
ad avere un tatuaggio sulla spalla destra e, nelle foto in cui era piccola, una
voglia di farfalla proprio dove ora è tatuata? Questa è sicuramente la poca
credibilità nella sceneggiatura. Nora capisce quasi subito che Adele è lei, che
ha sempre creduto di essere la figlia dei giostrai Antonio Marini e di Stella,
quest'ultima morta ormai da diversi anni. Ma la nonna Miranda le racconterà
tutta la verità.
Oltre che al luna park, la serie è ambientata anche a
Cinecittà, dove Giggi fa un provino che gli chiude le porte del cinema ma gli
apre quelle della televisione. E tra un provino e l'altro, Giggi conosce anche
Sandro Ralli, l'attore più popolare del momento, un divo di Cinecittà, molto
amato dal pubblico, che si rivela un assassino di giovani aspiranti attrici. Qui
si apre il filone giallo della serie, poco sviluppato né intrigante, soltanto un pretesto per portare avanti in qualche modo la serie.
La storia è, dunque, quella di questi giovani e
delle loro famiglie, in particolare i Gabrielli- palazzinari, nostalgici del
fascismo - e i Baldi che invece sono degli intellettuali comunisti. Queste due
famiglie agli antipodi, e quella ancor più distante di Nora, intrecciano il
loro passato e il loro presente: le differenze tra Rosa e Matteo, tra Gigi e i
due fratelli Baldi, ma soprattutto tra Nora e tutti gli altri.
Dunque Luna Park non è privo di difetti: la sopra citata
eccessiva semplicità si risente soprattutto in alcune sottotrame, che sembrano
inserite giusto per cercare vie alternative a quella principale: osservando il
rapporto tra le due protagoniste, viene da paragonare queste differenze
sociali, insieme all'ambientazione stessa della serie, allo stile della fiction
televisiva, quasi alla pari de Il paradiso delle signore. Ma Luna Park non è
una soap opera. Quando si dice cast corale, persino troppo. Uno dei problemi di
Luna Park è, quindi, che ci sono tantissimi personaggi e non c'è, però, nemmeno
lontanamente il tempo sufficiente per dare il giusto spazio a tutti. L'impressione
generale è che la serie tv metta troppa carne al fuoco, perdendo così di vista
il focus della storia: il rapporto tra le due protagoniste. Di conseguenza, via
via che si aggiungono misteri e novità lo spessore della trama principale tende
ad affievolirsi. Alcuni dialoghi scritti per Rosa appaiono sopra le righe in
quasi ogni scena in cui è presente. Credo che un paio di episodi in più
avrebbero permesso di addentrarsi meglio nelle varie situazioni ed esplorare in
profondità i rapporti tra i personaggi, aiutandoci a provare un minimo di
empatia per loro, che invece non sono mai riuscita a sentire nell'arco degli
episodi. Chissà, magari la seconda stagione aggiusterà il tiro.