TREDICI


Clay Jensen, studente liceale, è ancora scosso dal recente suicidio dell'amica Hannah Baker, di cui era segretamente innamorato. Un giorno trova un pacco, di fronte la porta di casa, contenente tredici cassette registrate proprio dalla ragazza, in cui spiega le ragioni che l'hanno spinta a togliersi la vita. Ogni nastro si rivolge a uno degli studenti che l'ha portata all'esasperazione; da qui le tredici ragioni del suo suicidio.
Ok, fin qui è tutto chiaro. Nessuno spoiler. Questa è la premessa generale della seguitissima serie tv tratta dal libro 13 reasons why di Jay Asher. Ancora devo capire perché. Tutto sommato, la prima stagione non era assolutamente da bocciare, se non fosse stato per alcune scelte di scrittura stupide, poi però comincia a perdersi sempre di più. È da precisare che solamente la prima stagione è tratta dal libro, poi gli sceneggiatori ovviamente hanno pensato di darsi alla pazza gioia e inventarsi qualcosa del tutto fuori dalle righe.
Si tratta di una serie piuttosto malinconica, con toni cupi e inquieti nel raccontare la tragica fine (la scena della morte è piuttosto forte). Posso confermare che non è un semplice teen drama, ma vuole affrontare qualcosa di più complesso, come temi del suicidio, dello stupro e della droga (o almeno ci prova!).

Sconvolta nello scoprire che Selena Gomez è produttore esecutivo (ora si capiscono molte cose), la serie è stata distribuita da Netflix nel 2017. Ho tentennato nel vederla, proprio perché troppo osannata dal pubblico e dalla critica, poi a distanza di un anno ho ceduto anche io. Non è che io arrivi sempre in ritardo eh, il fatto è che quando una cosa che non mi attira più di tanto si fa troppo commerciale non mi va di seguire la massa come pecorelle; ad un certo punto converrete che sono umana anche io e mi arrendo. Tutto questo solo per capire il motivo di così tanto successo.
Mi è capitato di ricredermi tante volte, ma non per questa serie purtroppo. Grandi potenzialità, ma pessima scrittura. Ma torniamo ad Hannah Baker.


Dunque, Hannah Baker è morta. Tutti potremmo limitarci a dire "mi dispiace", "chissenefrega", "poverina", "che sfortunata", "che brutta morte", invece Clay Jensen no. 
Clay non solo è uno dei destinatari delle cassette (le cassette sono state inviate a tutte le persone coinvolte), ma non demorde a capire il motivo del folle gesto della giovane ragazza.
Procedendo con l'ascolto, scopre degli inquietanti segreti sui suoi compagni di scuola che lo spingono ad indagare più a fondo. D'altro canto, agli altri non gli può fregar di meno di Hannah Baker, come non gliene fregava prima, anzi cercano in ogni modo di insabbiare quanto raccontato. Cosa sarà successo mai? Ce lo racconta Hannah. Nelle sue tredici cassette, ovviamente. Quindi mettetevi comodi e preparatevi a sorbirvi la voce narrante di "Hannah fantasma" che racconta per tredici episodi come si sente stanca della vita. Giudicate voi.

Pregiudizi e riflessioni personali sul suicidio a parte, non a caso la serie è stata accusata di trattare la tematica in maniera superficiale, quasi "giustificandola" per concentrarsi più sull'aspetto romantico, tant'è che Netflix ha temuto il peggio e quindi ha inserito avvisi sia prima che dopo la visione. La cosa triste è che Hannah lascia quelle cassette come quasi a dare una lezione a chi l'ha fatta soffrire, dando l'idea che il suicidio sia la soluzione e non la conseguenza di sofferenze.
Per quanto ho visto ogni personaggio si comporta in maniera demente, compresa Hannah, da renderla tanto noiosa quanto tutta la serie. Sì perché Hannah è noiosa e Clay quasi peggio di lei.
Cominciamo da Hannah. Nell'atto di incastrare il suo stalker che le fa spesso foto di nascosto, si mette a limonare in lingerie con una sua amica alla finestra di camera sua. Che genio. Non solo: per non essere da meno, si reca alla festa di uno stupratore (sì, lei sa che è uno stupratore). 
Livello di intelligenza? Come quello di una gallina. 
I motivi che, poi, hanno spinto Hannah al suicidio sono la maggior parte delle cavolate, ad eccezione di due cose decisamente gravi. Senza entrare nella testa della suicida, è normale che però ti domandi perché Hannah abbia messo in quelle cassette anche persone che non le hanno fatto apparentemente nulla di grave come ad esempio Jess o Clay.
Passiamo proprio a Clay. Tralasciando il fatto che ci mette due settimane - nel libro ci mette un giorno come qualsiasi persona normale ci metterebbe - a sentire tutte le cassette dell'amica morta. Morta. Ma io mi chiedo: come caspita fa a non essere curioso? Caro Clay, non vuoi sapere perché ci stai anche tu nella cassetta? Alla fine si viene a scoprire che, dopo essersi sorbito le tredici cassette, Clay fa parte di un "benvenuto nella mia cassetta" di turno per essere stato troppo buono. Ho sperato fosse uno scherzo quando l'ho sentito. 
L'ho già detto che è demente perché pensa ad Hannah e per un anno intero manco prova a baciarla? Questo è il risultato.
Dimenticavo il grande consiglio dello psicologo della scuola, protagonista dell'ultima cassetta, in merito allo stupro subito dalla ragazza che non ha il coraggio di confidarsi: "se non riesci a parlarne, forse è meglio dimenticare". What??!!??


Se la prima stagione spicca per novità, la seconda è completamente diversa dal punto di vista della sceneggiatura. Se nella prima qualcosa credo ancora di poter salvare, la seconda stagione pecca di una narrazione piatta e ridondante, peggio della precedente.
Il ricordo di Hannah è sempre presente perché lei continua a romperci le scatole nonostante sia morta. Da qui nasce la mia rabbia su come certe serie farebbero meglio a fermarsi, invece di allungare il brodo.
Se poi nella prima stagione viene descritta come la sfortunata di turno che si aggrappa a delle cavolate per motivare il suo gesto, nella seconda osserviamo un notevole cambiamento: si scopre che in passato era una bulla nella sua vecchia scuola, e che usciva con tre ragazzi (uno dopo l'altro), prima che avessero la sfortuna di essere inseriti nella cassetta. Aggiungo anche che era una grandissima stronza. Alla faccia della santarellina descritta nella precedente stagione. Insomma forse un modo per sottolineare che poi non è così tanto vittima? Decisamente all'estremo.
In tutto ciò il motivo per cui continuiamo a vederla è per i soliti flashback, ma anche perché appare come fantasma al povero Clay, che, quando alla fine decide di provare ad avere una storia d'amore con un'altra ragazza, ecco Hannah che continua a rompere. 
Nonostante la pesantezza, almeno Clay è l'unico che in tutta la stagione ha una reazione reale e coerente nei confronti di Bryce, che tutti trattano ancora da essere umano nonostante quello che ha fatto. Perfino Jessica che è stata stuprata da lui.
Inoltre si raggiunge l'apice quando l'immancabile ragazzo drogato della serie, amico di Bryce, finisce alla fine nella strada, senza che gli assistenti sociali intervengano, per poi essere adottato dalla famiglia del protagonista. Tutto apposto.
Il finale ancora peggio. Chiuso il capitolo Hannah e quindi anche il processo che ha portato avanti la madre contro la scuola, violenza sessuale allo sfigato di turno e conseguente sparatoria durante il ballo di fine anno. Tutto in una sola puntata.


Ripeto, ho continuato a vedere la serie per capire fino a che punto volesse arrivare. Rimpiango i vecchi e i veri teen drama, in cui i problemi adolescenziali venivano affrontati, nonostante tutto, con una certa coerenza. 
Passo, dunque, alla terza stagione che si apre con il tentato e mancato suicidio di un altro ragazzo del gruppo: i segnali c'erano tutti, ma eravamo così presi dalla storia di Hannah che non li abbiamo colti.
Il finale della seconda ha aperto una nuova strada da percorrere, così per la gioia di molti siamo riusciti a toglierci di mezzo Hannah Baker. 
Otto mesi dopo c'è, dunque, un nuovo mistero da risolvere. Un nuovo omicidio. Chi sarà il colpevole? Tutta la stagione si svolge su questo interrogativo. Tutti sono possibili sospettati ma, vengono, alla fine di ogni episodio, smentiti. Mentre si cerca di indagare, i sospetti ricadono ovviamente su Clay che finirà dentro.
In questo frangente ci viene svelato anche un nuovo personaggio, che risulta davvero poco interessante e spesso incoerente. L'idea di introdurre all'interno del gruppo qualcuno che non ha vissuto gli eventi dell'anno precedente conferisce la giusta novità alla serie, decisamente piatta, in quanto ha tutti i presupposti per essere una spalla a Clay, magari anche un probabile innamoramento, ma vorrebbe anche mostrare Bryce sotto occhi diversi. A parte Bryce che viene disegnato quasi come un redentore, per il resto il nuovo personaggio è decisamente noioso. Tanto per cambiare. Non c'era bastato vedere Hannah Baker. 
Noiosa lei, noioso Clay e tutte le loro indagini sulla morte di Bryce. Ho fatto davvero fatica a finire ogni episodio al punto che ogni volta mi trovavo a vedere quanto mancasse alla fine.
Dunque i problemi di sceneggiatura, riscontrati nelle stagioni precedenti, sono a dir poco peggiorati; molti colpi di scena solo per tenerci sulle spine sono risultati addirittura noiosi, i personaggi su cui ogni episodio si concentra diventano banali. Il discorso affrontato da Jessica sul tornare ad essere a proprio agio con il corpo dopo la violenza subita è solo lievemente accennato ed è un peccato. Poi tornando insieme all'amico di Bryce perde decisamente di credibilità.

I punti di domanda su Tredici riguardano proprio alcuni comportamenti dei personaggi che continuano a relazionarsi tra di loro quasi dimenticandosi delle azioni passate. Devo dire che questa strana caratterizzazione dei personaggi ha reso la serie monocorde, tant'è che mi sarei potuta addormentare durante le ultime due stagioni.
Qualche punto a favore, però, credo di poterlo dare. Ad esempio le scene violente e di morte sono molto realistiche, per me le migliori. Se avessero seguito la stessa modalità per scrivere anche il resto, forse qualcosa si sarebbe potuto salvare. Nonostante la bravura di alcuni attori e il tentativo di dare alla serie una svolta thriller, il prodotto rimane deludente. Le porte sono state lasciate aperte per una quarta ed ultima stagione (recensione qui), considerando, ormai, che senza i tredici motivi di Hannah Baker, Tredici non ha più senso di esistere.