All'inizio di questo nuovo anno, in un momento di difficoltà
per le sale, il duo comico Ficarra e Picone è approdato su Netflix per
cimentarsi per la prima volta con la serie Incastrati, composta da un
totale di sei episodi da circa 30 minuti. Una prova superata in cui i due
registi e attori si sono destreggiati in più generi – primo fra tutti il giallo
(tanto amato dai giovani addicted di serie), senza tralasciare la loro
indiscussa comicità demenziale ma intelligente con alla base l'idea di prendere
in giro le altre serie tv. I tempi comici sono assolutamente ben dosati e
rispettati grazie alla componente crime che Ficarra e Picone hanno deciso di
adottare come filo conduttore della loro storia e, cosa assolutamente positiva
di questi tempi, la comicità non scade mai nel volgare. Quindi il punto di
vista comico riesce senza dubbio perfettamente, mentre quello poliziesco, forse, un po' meno.
Salvo (Salvatore Ficarra) è ossessionato dalle serie tv al
punto da essere ormai "dissociato", ha una moglie Ester (Anna Favella),
interessata allo yoga e alla cucina salutista, alla quale non dedica le giuste
attenzioni. Valentino (Valentino Picone) è il suo opposto: un uomo timido,
remissivo, e un po' goffo, che vive ancora con la madre fin troppo protettiva
nei confronti di un figlio adulto che vizia in ogni modo. I due sono cognati,
amici e colleghi di lavoro. Girano la Sicilia a bordo del loro furgoncino per
riparare elettrodomestici in giro per l'isola. I due finiscono per sbaglio all'interno
di una casa di un uomo qualunque, il signor Gambino, un contabile morto
ammazzato poco prima. Basta poco che scopriamo che l'uomo era legato alla mafia
e sentimentalmente, guardo caso, proprio alla moglie di Salvo, scatenando la
gelosia e la disperazione di quest'ultimo. Infatti Gambino, all'apparenza
semplice commercialista, in realtà gestiva gli affari di loschi criminali, tra
i quali quelli di Padre Santissimo, temuto boss di Cosa Nostra, volto di cui
verremo a conoscenza solo a conclusione della serie.
Memore delle numerose
serie viste (prima fra tutte la geniale The Touch of the Killer), Salvo pensa
bene di cancellare le prove con una pulizia minuziosa della casa prima di
lasciare l'appartamento e sparire per non finire incastrati. Purtroppo, però,
il danno è fatto e, da innocenti, si ritroveranno presto coinvolti in guai seri
con la mafia. I mafiosi, che ora sono diventati tecnologici e usano zoom per
fare riunioni, ci mettono poco a risalire – o meglio incastrare – i due
malcapitati. I due iniziano così una rocambolesca avventura fatta di minacce,
depistaggi, menzogne e false promesse, destreggiandosi con finta scaltrezza tra
criminali e polizia. Nel frattempo, tra i piani della mafia e di Salvo e
Valentino, si insinua la polizia che, mentre cerca di arrestare il boss Padre
Santissimo, capisce il ruolo chiave ma involontario dei due uomini a cui
affidano uno spericolato contropiano.
Dunque, oltre ai protagonisti e ai frati
che diventano l'alibi perfetto per la coppia, la figura maschile è arricchita dai
mafiosi che fanno più ridere che incutere timore allo spettatore. Si pensi al
mafioso Cosa Inutile che somatizza nella balbuzie la sua incapacità a dire
bugie, risultando poco credibile come mafioso. Da segnalare anche la presenza di Leo Gullotta che offre una splendida e
convincente interpretazione nei panni del Commissario. Come per i loro film
precedenti, da La Matassa a L'Ora Legale, al centro del racconto anche qui c'è una componente femminile forte e indipendente – rappresentata dai
personaggi interpretati da Anna Favella e Marianna di Martino (la poliziotta di
cui Valentino è invaghito dai tempi del liceo) – contrapposto ad un maschile
infantile e confusionario e, soprattutto, contrapposto al classico stereotipo
di donna meridionale.
Ficarra e Picone vogliono rappresentare una mafia sempre più
vicina alla chiesa. Non è un caso che il boss sia soprannominato Padre
Santissimo; e nemmeno che il motivo per cui il personaggio chiamato Cosa Inutile
sia legato a un evento passato accaduto nel luogo sacro.
Una serie comica che si mostra molto divertente, nonostante
i primi due episodi abbiano un ritmo lento, che però poi riprende brio ed
energia, seguendo alla perfezione i canoni grotteschi della commedia
all'italiana. Durante il procedere degli episodi, si ha la sensazione che, anche
con gli infiniti guai a cui Salvo e Valentino vanno incontro, sempre più
coinvolti in un ordito difficile da sbrogliare e in cui risulta impossibile
uscirne innocenti, in qualche modo, la situazione si risolverà e tutto
ritornerà al suo stato di quiete iniziale. Questo è dovuto sicuramente al tono
comico della serie. La sceneggiatura semplice ma funzionale – ben costruita e
con colpi di scena originali – è debole, appunto, nella prima parte, non
suscitando da subito l'interesse del pubblico e riprendendosi solo
successivamente. Di conseguenza possiamo dire che il problema del ritmo
narrativo altalenante non incide particolarmente sulla riuscita della serie tv.
Come sempre, oltre alla parte divertente, vengono affrontati temi come la
politica e la mafia: l'episodio in cui decidono di contestare una multa riporta
proprio come la politica corrotta è legata alla malavita organizzata, come
anche i frati che fanno business con i pasticcini ed il bed and breakfast e che
non pagano le tasse.
La scelta di Ficarra e Picone di aver voluto quasi
raddoppiare il tempo standard delle loro precedenti produzioni cinematografiche
non ha fatto altro che migliorare la qualità del racconto, la storyline non
risulta pesante; gli episodi si concludono tutti con dei veri e propri
cliffhanger, come nella migliore tradizione delle tante serie crime.
Inutile dire
che, svolgendosi in Sicilia, l'ambientazione e la scenografia lasciano solo all'immaginazione.
La tendenza di mischiare paradossalmente ironia e denuncia
non è nuova ai due attori, così come appartiene a gran parte della comicità
italiana che spesso sfrutta la rappresentazione macchiettistica e stereotipata
dei personaggi per far luce sulle grandi problematiche della società italiana. Ficarra
e Picone, infatti, mentre intrattengono il pubblico stimolando la curiosità sui
nuovi colpi di scena, non rinunciano a mostrare le peculiarità e le
contraddizioni di un sistema corrotto. I due ridicolizzano, così, non solo i
criminali mafiosi, ma anche gli atteggiamenti omertosi di coloro che dovrebbero proteggere
i cittadini dalla mafia. Tutto, quindi, ruota al concetto che si tende spesso,
al di là dell'atteggiamento mafioso, a nascondere la verità pur di non
ammettere i propri errori.
In un contesto del tutto nuovo, i due raggiungono l'obbiettivo
di coinvolgere ai limiti del binge watching, come si voglia dimostrare l'effetto
delle serie tv che suscitano oggi. Lo spettacolo si conclude con un inaspettato
colpo di scena in stile western, preludio questo ad una seconda stagione (recensione qui) o
semplicemente è uno scherzo dei due comici?