MARCELLA


Ho provato ad iniziare questa serie britannica su Netflix con la speranza di vedere qualcosa di nuovo, breve e di azione e, dopo aver visto il trailer, per una cosa prettamente inconscia ho messo play, non rimanendone affatto delusa. Marcella racconta la vita di un'ex detective di Londra scaricata dal marito nel modo più irrispettoso possibile (al telefono sotto un diluvio). Dopo una lunga maternità le si presenta l'occasione di tornare in polizia ed indagare di nuovo su una serie di omicidi, con lo stesso modus operandi e molto simili a quelli su cui aveva indagato molti anni prima. Non c'è solo l'aspetto poliziesco, ma c'è anche la storia della protagonista, la crisi di una donna che vede crollare le proprie certezze. Inoltre vediamo l'ex marito che lavora in un'azienda di beni immobiliari e costruzioni molto lontana dalla legalità, quindi seguiremo tutte le vicende e gli intrecci presenti nell'azienda.
Il pilot è scritto bene: i personaggi non vengono descritti più di tanto, ma apre da subito diversi filoni narrativi su cui poi la serie verterà. Soprattutto all'inizio tutti questi intrecci possono rischiare di disorientarvi: la storia di Marcella e i suoi rush momentanei di violenza che poi dimentica, l'azienda corrotta del marito e le indagini legate a un serial killer che uccide con dei sacchetti di plastica. L'evoluzione delle indagini si complica per il coinvolgimento di Marcella in uno dei delitti, l'omicidio di Grace Gibson, amante del marito, in quanto ha spostato il cadavere in preda ad un blackout mentale.

Per quanto si possa odiare la protagonista (dalle prime inquadrature in cui la vediamo non risulta molto simpatica), Marcella viene raccontata con una grande introspezione psicologica, per la quale all'inizio della prima stagione non riesci a capire che problema mentale abbia, fino a quando non si arriva alle ultime tre puntate. Pensi che tutto quello che hai visto prima, tra cui relazioni sentimentali, tradimenti, gelosie, affari immobiliari piuttosto loschi, gli omicidi e le indagini, sia stato del tutto inutile. Con protagonista una bravissima Anna Friel, che riesce a calibrare momenti di rabbia e delusione, si può dire che Marcella non è un crime drama, piuttosto un drama con una base crime. Nella prima scena vediamo Marcella che grida nuda in una vasca da bagno, coperta di sangue, così ci chiediamo fin da subito se la protagonista potrebbe essere il cattivo. Fino alla fine, la serie si impegna per non svelare la verità. Al pubblico resta solo immaginare l'assassino, tutti sono sospettabili, sebbene il punto di vista di Marcella è inaffidabile. Lo spettatore vive con il dubbio fino alla scoperta del killer, anche se immaginiamo che Marcella abbia commesso qualche crimine, soprattutto per i suoi costanti vuoti di memoria.


Marcella getta subito il solito clichè nella spazzatura e ci mette davanti agli occhi un personaggio complicato, originale, profondo, tosto ed invaso da oscuri fantasmi del passato. Abbiamo già visto tanti antieroi maschili, ma quasi mai femminili. E sarà per la poca simpatia del personaggio come eroina che ci troviamo ad amarla come antieroina. Quella maschera da donna perfetta viene tolta per mostrare una donna fragile. Proprio a causa della sua instabilità mentale, Marcella riesce ad agire con astuzia proprio come farebbe il killer, come quasi nel riconoscersi in lui creando una sorta di empatia. Nonostante i personaggi di contorno poco caratterizzati, l'intreccio narrativo che si svolge con freddezza e gli ambienti cupi, Marcella si pone più volte davanti allo specchio per tentare di ritrovare la lucidità e di ricordare.

Il finale incastra bene il tutto, ma mi ha lasciato con troppe cose in sospeso, infatti crea i presupposti per una seconda stagione, in cui si affronterà meglio il problema di Marcella. 
Raccapriccianti omicidi di bambini ruotano intorno alle indagini della detective, ma con l'assenza dell'ex marito e della sua azienda, ci sono meno intrecci da raccontare. È passata una stagione per capire che era un personaggio abbastanza inutile. 
La nuova stagione, questa volta, si vuole soffermare sui blackout di Marcella. La protagonista vuole capire, poiché le sue amnesie stanno diventando un problema, soprattutto a livello professionale, cosa le stia accadendo, così va da una psicoterapeuta. Capirà di avere un disturbo: amnesia dissociativa. Se ne viene a parlare solo alla fine della seconda stagione. Dopo una seduta di ipnosi, il puzzle si ricompone, Marcella ricostruisce gli eventi del suo passato e, insieme a lei, viviamo un terribile trauma. 

Marcella non è certo un capolavoro, considerando anche l'evoluzione del genere in questi ultimi anni, ma rimane comunque una serie ben scritta e costruita con una protagonista bravissima e tutta da scoprire. Mi rimangono l'augurio e la speranza di una terza stagione (recensione qui).